Maria è raffigurata frontalmente, ha il capo coronato e coperto da un lungo mantello che le scende in due lembi lungo il collo e le spalle per riunirsi poi sulle sue ginocchia e scendere con belle pieghe risvoltate lungo i fianchi. La Vergine mostra un volto ovale piuttosto largo con occhi spalancati che si rastremano verso l’esterno, contornati da due linee scure come le iridi, sormontati da due sottili sopracciglia. Il naso è diritto, la bocca piccola e di un rosso vivo come le gote. Sotto il mantello Maria indossa una veste rosa dalla scollatura a punta che mostra belle increspature rigonfie e parallele. Sulle sue ginocchia, al centro, lievemente spostato a sinistra, troneggia il Bambinello, seduto, vestito con una tunichetta marrone con lo scollo ornato da un’ampia bordura verde scuro che gli lascia scoperti i piedini.
Il mondo medievale era intriso di una forte spiritualità ed i fedeli sentivano il bisogno di poter contare su simboli ed immagini che in qualche modo rendessero più salda e concreta la loro fede ed a questa necessità supplirono gli artisti, in particolare scultori e pittori. Fra gli eventi che più univano il naturale al trascendente figurava certamente la maternità, fatto presente nella vita quotidiana eppure sempre straordinario per la nuova vita che si affacciava al mondo, per cui l’immagine della Madonna col Bambino fu certamente una delle più diffuse.
L’impostazione della nostra scultura è quella della Madonna Sedes Sapientiae: posizione rigidamente frontale, occhi dilatati, nessuna corresponsione affettiva tra Madre e Figlio. La nostra Vergine, tuttavia, ha qualcosa di più umano rispetto alle Madonne alverniate o spagnole: le braccia aperte sembrano un invito rivolto ai fedeli ad accostarsi, un’attestazione d’affetto, pur non diminutivo della propria divinità. Questo diverso atteggiamento, i caratteri fisiognomici e la stessa tecnica costruttiva, non a tutto tondo ma in forte aggetto con uno spessore piuttosto sottile e le vesti fortemente stilizzate, riportano l’opera in esame, mostrante una policromia antica ma non originale, in un contesto centroitaliano con una collocazione temporale a cavallo fra XIII e XIV secolo.