Il capitello rappresenta la parte superiore di un sostegno posto verticalmente (colonna o lesena) ed è la zona cui viene riservata la decorazione e che deve mediare fra la superfice curva della colonna e quella rettilinea della trabeazione.
Nell’antichità classica greca e romana si conobbero tre principali tipi di capitello:
– Dorico: formato da una specie di cuscinetto rigonfio (echino) con il profilo convesso verso l’esterno su cui poggia l’abaco a forma di parallelepipedo su base quadrata. Dei tre tipi è quello più semplice.
– Ionico: fra echino ed abaco si inserisce un nastro denominato “canale delle volute” che si conclude in grandi volute terminali che finiscono in un “occhio” centrale e che si espandono ai lati al di sotto del margine inferiore dell’echino; sopra, un abaco molto appiattito.
– Corinzio: si caratterizza per la presenza delle foglie d’acanto nella decorazione disposta su due ordini e si dice fosse inventato dall’architetto Callimaco, ispirato da una offerta votiva, sormontata da una lastra lasciata su un sepolcro e ricoperta da una pianta d’acanto.
Di questo capitello esistono alcune varianti.
Capitelli con ornati fitomorfi e geometrici stilizzati notevolmente chiaroscurati grazie al forte uso del trapano furono prodotti nell’Impero Bizantino (poi ripresi dagli arabi) mentre nelle province dell’ex Impero Romano d’Occidente, caduto nel V secolo, le subentrate popolazioni di origine barbarica, per le nuove costruzioni utilizzarono in larga misura materiale di spoglio delle rovine classiche o costruirono ex novo uno stile non legato a quello precedente ma fortemente influenzato dalla creatività fantasiosa di tali popolazioni dovuta alla loro origine nomade.
In epoca romanica le fonti di ispirazione per gli ornati dei capitelli furono molteplici: animali reali e fantastici, sirene bicaudate, episodi e personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento (i Fiumi del Paradiso, Adorazione di Magi, Sansone che smascella il leone, ecc.), scolpiti a volte senza soluzione di continuità su tutta la superfice del manufatto.
L’avvento dello stile gotico portò alla ricerca di maggior naturalezza nell’ornamentazione come ben testimonia anche il nostro capitello appartenente al XIV secolo. I grossi pampini appaiono rigonfi e le foglie sono sapientemente ricondotte al vero grazie alla loro forma ed alla resa delle profonde nervature. La scelta del decoro non è certamente casuale ma dovuta alla grande importanza che uva e vino rivestono nell’ambito della religione cristiana; nel Vangelo di San Giovanni la Chiesa di Israele è paragonata alla vite ed è dall’uva che si ricava il vino che si trasforma nel sangue di Cristo nel sacramento dell’Eucarestia. Il grappolo d’uva inoltre è simbolo di abbondanza e buon auspicio e rispecchia il desiderio di fertilità e bellezza.
A conferma di ciò si veda, ad esempio, sul lato destro della facciata del Duomo di Milano la scena con la rappresentazione di due uomini che recano un enorme grappolo d’uva: sono gli esploratori che Mosè aveva mandato in avanscoperta che ritornano e l’enorme grappolo che recano è il segno della fertilità e dell’abbondanza della Terra Promessa.
La stessa scena con due uomini che recano sulle spalle un palo posto orizzontalmente cui è appeso un grappolo d’uva di grandi dimensioni appare sul recto di piatti elemosinieri in metallo germanici del XV e XVI secolo.
Il nostro capitello in pietra calcarea, scolpito su tutti i lati con un decoro di grappoli e foglie di vite al naturale, è di origine francese (forse del sud della Francia) ed è databile al XIV secolo