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Busto muliebre

Il ritratto della giovane donna è ispirato ad effigi classiche (in particolare a quelle di Faustina Minore, figlia dell’imperatore Antonio Pio e moglie di Marco Aurelio), come suggeriscono i grandi occhi, le labbra carnose dischiuse, il naso dritto, i capelli vaporosi a ciocche ondulate e raccolti in un ampio chignon sulla nuca e l’abbigliamento, consistente in una tunica accollata ed a pieghe decise. Nella Venezia a cavallo tra ‘400 e ‘500 un ritratto marmoreo di Faustina era conservato presso la collezione di Monsignor Giovanni Grimani ed aveva spesso ispirato la produzione di marmi della bottega dei fratelli Tullio ed Antonio Lombardo, massimi esponenti della corrente classica nella città lagunare. Il più giovane, Antonio, si dedicò inoltre all’esecuzione di piccole sculture in bronzo, fra cui una serie di busti idealizzati di fanciulle, comprendenti i due conservati presso la Galleria Estense di Modena e gli esemplari della Wallace di Londra, al Bode Museum di Berlino ed al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed ora anche la nostra testa. Il modello iniziale, ascritto prima a Tullio Lombardo, fu poi assegnato, grazie ad una intuizione del Planisig del 1937, al fratello Antonio. L’esemplare di Vienna e la coppia in atteggiamento dialogante della Galleria Estense sono considerati quelli di qualità più sostenuta (i bronzi modenesi parrebbero fusi a Venezia da Severo Calzetta detto da Ravenna); il nostro bronzetto e quello di Berlino dovrebbero essere stati fusi in un momento successivo (1505 – 1515), durante il soggiorno di Antonio Lombardo a Ferrara e si potrebbe riconoscere l’autore in Antonio Elia (Milano o Padova 1480/1490 – Roma 1522), attivo a Venezia nel 1505 e nel 1508, 1509 e 1512 a Ferrara (ove giunse probabilmente assieme al Lombardo col quale collaborò) e poi a Roma dove morì nel 1522. Nella Città Eterna suscitò generale apprezzamento per la sua capacità di realizzare in stucco o terracotta copie di sculture antiche a grandezza naturale e per i modelli in cera da gettare in bronzi di piccole dimensioni di prototipi ellenistici o romani, come il Laocoonte.
Confortano l’attribuzione del nostro bronzo all’Elia anche le caratteristiche della fusione pastosa, scabra e non troppo minuziosa nei dettagli fisiognomici (Gentilini) riscontrabili ad esempio sugli stipiti esterni del portale di Palazzo Prosperi-Sacrati di Ferrara, riportati a tale artefice ed eseguiti intorno al 1511.

Antonio Elia, da un modello di Antonio Lombardo – 1505-1515 ca.
Bronzo (17 x 19,5 cm)
Scheda critica Giancarlo Gentilini e David Lucidi
Pubbl. Imago, 6 – 20 ottobre 2018, pp. 56 – 65