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Trinità

L’abbondanza delle cave di alabastro (materiale più tenero del marmo e che recepisce bene doratura e pittura anche senza preparazione) e la sua facilità di estrazione soprattutto nel centro dell’Inghilterra (Yorkshire, Nottinghamshire – in particolare nei dintorni di Tutbury e Chellastore – Leichestershire e Somerset) dettero origine ad una vasta produzione di sculture e rilievi che si sviluppò all’incirca per due secoli, dalla metà del XIV secolo alla metà del XVI, quando si interruppe drammaticamente sia a seguito della Riforma Anglicana voluta dal re Enrico VIII (1491-1547) con le leggi del 1536 e 1539 che portarono alla confisca ed alla chiusura dei centocinquanta complessi ecclesiastici cattolici, sia con la legge emanata nel gennaio 1550 da Edoardo VI, che vietò espressamente i libri e le immagini religiose, comprese le sculture in alabastro, che causò la fuga di molti scultori cattolici verso il Continente, ove portarono anche le opere che erano riusciti a salvare (molte altre furono nascoste da fedeli in Inghilterra correndo rischi notevoli) e contribuendo poi molto probabilmente allo sviluppo della produzione dei piccoli bassorilievi alabastrini (in larghissima maggioranza a soggetto religioso) della città fiamminga di Malines, baluardo del cattolicesimo contro il dominante protestantesimo dei Paesi Bassi settentrionali. Per secoli su tale produzione – che, oltre a servire il mercato locale avevea alimentato una forte corrente d’esportazione verso l’Italia, la Francia, l’Illiria e la Scandinavia –scese l’oblio, talchè tali opere furono considerate francesi, italiane o fiamminghe. Fu uno studioso, Hope, che dimostrò a seguito di ricerche d’archivio che alcuni pannelli conservati nella regione di Rouen provenivano in realtà dall’Inghilterra. Nel 1910 la Society of Antiquaries di Londra organizzò con le opere riscoperte in terra britannica una esposizione di tali rilievi che ne mise in luce l’importanza. Altri due studiosi, Prior e Gardner, ne indicarono l’evoluzione stilistica e cronologica in quattro fasi: 1340-1380; 1380-1420; 1420-1460; 1460-1530 (ovviamente tali limiti hanno un valore indicativo). Nella prima i caratteri della grande scultura gotica, influenzati dagli esempi francesi, sono più marcati; nella seconda i pannelli verticali mostrano una incorniciatura intagliata nello stesso blocco di pietra; nella terza le placche non hanno più la cornice e le scene si complicano, diventando aneddotiche; nella quarta aumentano sempre più i personaggi, i loro atteggiamenti si fanno eccessivi e si accentua un certo patetismo.
Il nostro rilievo, facente sicuramente parte di una più ampia composizione, mostra l’immagine della Trinità. L’iconografia è quella classica: al centro Dio Padre assiso in trono, con il capo circondato da una grande aureola circolare, fronte spaziosa, capelli a strisce parallele, occhi sporgenti sotto l’arco sopraccigliare, alti zigomi, naso diritto, bocca piccola incorniciata da baffi spioventi e barba bipartita. Le mani (ora mancanti) erano levate verso l’alto in atto benedicente. Fra le sue ginocchia, coperte dal manto che scende dalle spalle verso i piedi nudi con belle, naturali pieghe triangolari scavate all’interno, è posta la croce sulla quale è affisso il Figlio, secondo membro della Trinità (il terzo, lo Spirito Santo, in forma di colomba era fissato nell’orifizio visibile sopra la sua testa). Il Cristo appare fortemente schematizzato, macrocefalo, con il capo reclinato lievemente a destra. Attorniano il gruppo a sviluppo triangolare dei due Personaggi principali sei angeli a figura intera ed i due Dolenti, tutti posizionati verticalmente su tre registri. In quello superiore due delle creature celesti agitano incensieri (ora scomparsi), la coppia sotto il lato orizzontale della croce raccoglie nei calici il sangue che sgorga dalle mani piagate del Crocifisso e gli ultimi due, inginocchiati ai piedi del sacro legno, fanno confluire – entro un unico calice tenuto a quattro mani – il prezioso liquido sanguigno che cola dai piedi inchiodati. Alle loro spalle sono collocati la Vergine con le mani incrociate sul petto e San Giovanni Evangelista, rispettivamente alla destra ed alla sinistra del Padre Eterno.
Le figure affastellate e compresse nello spazio ristretto, i corpi allungati, i grandi occhi sporgenti, i panneggi rigidi e le ali degli angeli, dalla robusta incorniciatura ed appuntite come quelle delle rondini, fanno rientrare il pannello (di iconografia piuttosto rara) nell’ambito della produzione di opere alabastrine inglesi, con una collocazione cronologica attorno alla metà del XV secolo.

Trinità
Nottingham
XV secolo, metà
Placca in alabastro
(48,5×25,5 cm)