Il bronzetto raffigura Marsia, legato ad un albero, in attesa della vendetta del dio Apolllo, che lo scuoierà dopo averlo vinto nella loro sfida musicale. Come noto, lo strumento a fiato a doppia canna, fu inventato da Atena che, ammaliata dal suo suono, lo suonò durante un convitto degli dei, suscitando le risa di Era ed Afrodite. Atena stizzita se ne andò e, da sola, si mise a suonare sulla riva di un lago. Vedendosi riflessa nell’acqua col viso gonfio, deformato ed arrossato, capì l’origine del riso delle due dee ed allora gettò lo strumento maledicendo chiunque l’avesse trovato. Lo trovò Marsia, un satiro, che, allenandosi continuamente, divenne abilissimo nel suonarlo ed osò sfidare Apollo, dio della Musica. La gara stava volgendo a favore del satiro ed allora il dio suonò la lira e cominciò contemporaneamente a cantare invitando l’avversario a fare altrettanto, cosa impossibile visto che la siringa era uno strumento a fiato e così Apollo vinse la gara. La sua vendetta fu terribile: legò Marsia ad un albero e lo scuoiò vivo. Satiri, ninfe e fauni accorsero per piangere il loro sfortunato compagno e dalle loro lacrime nacque un fiume.
Il bronzetto coglie Marsia in attesa del supplizio ed il suo volto ben esprime, nella bocca socchiusa e nell’espressione dello sguardo, la paura e la rassegnazione per ciò che verrà da lì a poco.
Il modello deriva dai satiri incatenati posti sulla mensola del grande candelabro pasquale che il Riccio realizzò per la basilica del Santo a Padova. La figura mitologica del satiro, compendio di natura umana e bestiale, ebbe notevole successo e trovò sicuramente terreno fertile nella riscoperta dell’arte classica dovuta all’Umanesimo (l’anatomia del busto ed il movimento in avanti della piccola scultura sono ripresi dal gruppo scultoreo del Lacoonte riportato in luce a Roma nel 1506).
Del Marsia legato esistono diverse versioni con varianti conservate in vari musei a Firenze, Parigi, Vienna, Washington e Bologna. Rispetto a quest’ultimo, il bronzetto che ci occupa mostra un albero (cui sono appesi la siringa sul davanti e mostra il capo di un ariete sul retro) più alto ed una patina più scura e compatta.
Circa l’attribuzione, la sculturina “bolognese” fu ricondotta al Riccio da Leo Planising e dal Grandi e dirottata poi verso Severo da Ravenna (1465/75-1538) da John Pope-Hennessy, A. Radcliffe e de Winter e ribadita da T. Rago in occasione della Mostra “Rinascimento e passione per l’Antico” tenutasi a Trento nel 2008.
Per quanto concerne il nostro Marsia, in considerazione sia della patina più scura che della resa del vello lanoso, meno vermicolato, riteniamo debba essere riportato più in ambito riccesco che severiano, con un’origine veneta ed una collocazione temporale entro la prima metà del XVI secolo.