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Madonna e Bambino

Il Bambinello è ignudo, poggia sulla gamba destra della Madre che lo regge con entrambe le mani, spinge il braccino sinistro lungo la spalla di Maria in cerca di affetto e protezione e tiene quello destro abbandonato lungo il fianco, con la manina appoggiata ad un ginocchio.
Maria è seduta su di uno scanno; il bel volto, caratterizzato dall’ovale perfetto, mostra un’ampia fronte non solcata da rughe; lo sguardo, malinconico per la consapevolezza delle terribili prove che dovrà affrontare il Figlioletto, è volto in basso, a fissare i fedeli oltre Gesù. La Vergine indossa un manto che le copre il capo e le spalle, per giungere sino ai piedi, tenendosi sulle ginocchia leggermente divaricate, dando vita a belle e profonde pieghe scanalate e seguendo con grande naturalezza il movimento degli arti sottostanti. Sotto il mantello Maria indossa una veste cui la cintola stretta subito sotto il seno dona lievi e naturali increspature e dallo scollo appare il bordo di una bianca camicia.
I caratteri fisiognomici della Vergine, il modo di renderei panneggi sia nella veste, sia nelle ampie e falcate pieghe impresse al mantello dalle ginocchia divaricate, il persistere di elementi stilistici propri del gotico cortese di chiara matrice veneta a fianco di un incipiente naturalismo rinascimentale, avvertibile nella posizione naturale del Bambino e nelle proporzioni di Maria, fanno collocare cronologicamente il nostro gruppo verso il 1440/50 nell’ambito dell’attività della bottega dei cosiddetti “maestri caronesi”, i cui maggiori esponenti furono Filippo Solari (documentato dal 1434 al 1447) ed Andrea da Giona (notizie dal 1438 al 1460), originari di tale paese nel Canton Ticino, allora territorio lombardo. Questa grande bottega fu operosa in ampie zone dell’Italia settentrionale quale la Lombardia (ove scolpirono il monumento sepolcrale di Vitaliano e Giovanni Borromeo, già a Milano e attualmente il Palazzo Borromeo all’Isola Bella), la Liguria ed il Veneto, ove lasciarono una delle loro opere più famose: l’altare dei Mascoli in San Marco a Venezia oltre alla Madonna con Bambino e due angeli nel portale della cappella Correr in Santa Maria dei Frari, sempre nella città lagunare, ed in Emilia. A supporto della nostra attribuzione citiamo ad esempio le tangenze stilistiche riscontrabili con l’elegante scultura marmorea raffigurante Madonna e Bambino attualmente in Casa Romei a Ferrara e facente parte della smantellata tomba monumentale di Jacopo Sacrati già in San Domenico nella città estense, ormai concordemente assegnata ai “Caronesi” stante le affinità artistiche riscontrate con il veneziano altare dei Mascoli e con l’altare marmoreo datato 1434 e firmato da Andrea da Giona (paesino vicino a Carona) proveniente da Savona ed ora a New York i cui committenti furono i Cavalieri di San Giovanni per la loro Chiesa nella città ligure ed infine, con un rilievo in terracotta lumeggiato in oro, Madonna e Bambino, facente già parte delle successioni di Carlo de Carlo e Mery Pavan de Carlo passato in asta a Semenzato il 15/12/2001 (lotto 51) e soprattutto con il rilievo raffigurante Madonna e Bambino (purtroppo danneggiato da un incendio nel 1945) conservato a Berlino (cfr. crocevia estense. Contributi per la storia della scultura a Ferrara nel XV secolo, a cura di G. Gentilini e L. Scardino, 2007, p. 82, fig. 55).

Bottega di Filippo Solari e Andrea da Giona – 1440/1450 ca.
Stucco policromo e dorato (53 x 33 cm)
Scheda critica David Lucidi
Pubbl. Felsina antiquaria II, 30 novembre 2018 – 07 gennaio 2019, pp 68/69